miércoles, mayo 06, 2009
Presentación: Viajar Sola
sábado, mayo 02, 2009
Jangadero (un fin de semana en todos los ríos)
río abajo por el alto Paraná.
Es el peso de la sombra derrumbada,
que buscando el horizonte bajará.
Río abajo, río abajo, río abajo:
a flor de agua voy sangrando esta canción.
En el sueño de la vida y el trabajo
se me vuelve camalote el corazón
Jangadero, jangadero:
mi destino por el río es derivar
desde el fondo del obraje maderero,
con el anhelo del agua que se va.
Padre río, tus escamas de oro vivo
son la fiebre que me lleva más allá.
Voy detrás de tu horizonte fugitivo
y la sangre con el agua se me va
Banda, banda; sol y luna; cielo y agua:
espejismo que no acaba de pasar.
Piel de barro, fabulosa lampalagua:
me devora la pasión de navegar.
Música: Eduardo Falú
jueves, abril 30, 2009
Francisco García Bazán habla sobre Agamben
sábado, abril 25, 2009
Felicitaciones Cecilia Romana!!! Felicitaciones Diego Bentivegna!!
GENERO POESIA
2º Premio:Título:
”El libro de los celos”
Autor: CECILIA ROMANA GARCIA BAZAN
Jurados: Diana Bellessi, Mirta Rosenberg y Daniel Freidemberg.
GENERO ENSAYO
Menciones:
Título: ”El poder de la letra: literatura y domesticación en la Argentina”
Autor: Diego Bentivegna
Jurados: Mario Goloboff, Enrique Foffani y Angel Berlanga
martes, abril 21, 2009
Mesa de Traducción
en YouTube,
Bentivegna lee Tiziano Scarpa: http://www.youtube.com/watch?v=kUi4mNu0pP4
Beloc lee Safo: http://www.youtube.com/watch?v=BDIXOEGD7DU
Lerman lee: http://www.youtube.com/watch?v=YkE_qbOpuaQ&feature=related
viernes, abril 17, 2009
Diego Bentivegna. Mesa de Traducción de Poesía
Mesa de traducción de poesía
Participan:
Diego Bentivegna por sus traducciones de Mario Benedetti, Antonella Anedda y Tiziano Scarpa (incluidos en el libro Viaggio in Italia, 8 poetas italianos contemporáneos, actualmente en prensa Editorial Sigamos Enamoradas).
María Julia de Ruschi Crespo por su traducción de Milo de Angelis (Editorial Melusina).
Eric Shierloh por su traducción de los poemas de Herman Melville (Ediciones Bajo la luna).
Ezequiel Zaidenwerg (quien administra el blog de traducciones: www.zaidenwerg.blogspot.com) por sus traducciones inéditas de Ezra Pound, William Carlos Williams, James Laughlin, Sylvia Plath,
Elizabeth Bishop, W.B. Yeats, entre otros.
Julia Sarachu por su traducción del esloveno Simon Gregorcic.
Bárbara Beloc por su traducción de Safo para Ediciones Pato en la cara.
Todas las actividades son con entrada libre y gratuita.
Casa de la Lectura
Lavalleja 924
tel 5197 5476
Dirección General del Libro y Promoción de la Lectura
Subsecretaría de Patrimonio Cultural
Ministerio de Cultura
Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires
Juan Manuel Roca - Hotel Quequén III
Cuando el sobrio Emperador
Me conminó a borrar del cuadro una cascada,
-El chapoteo incesante espantaba su sueño-
Como buen cortesano obedecí
Y esfumé su torrente.
Sin embargo,
Oculté tras el dibujo de un cerezo
Una rana de croa
Y que el anciano Emperador confunde
Con su agitado corazón.
En un biombo de lino me pinté a mí mismo
Al momento de dibujar un caballo.
Una noche después
Espanté con el pincel el caballo,
Pues no soportaba sus relinchos.
Pronto borraré mi crepuscular figura del óleo,
-Emperador de mi cuerpo-
Y sabrán que es de la misma materia
La ausencia de un hombre o de un caballo.
JUAN MANUEL ROCA
Nació en Medellín, en 1946. Es poeta, periodista, ensayista. Coordina, desde hace 17 años, uno de los talleres de poesía que ofrece la Casa Silva. En 1997 la Universidad del Valle le otorgó el título Honoris Causa en Literatura. Ha obtenido varios premios nacionales de poesía (Premio Eduardo Cote Lamus y Universidad de Antioquia); de periodismo (Premio Simón Bolívar) y de cuento (Universidad de Antioquia). Dirige el periódico cultural La sangrada escritura. Ha realizado libros en compañía de artistas plásticos como Augusto Rendón, Antonio Samudio, Fabián Rendón, José Antonio Suárez, Darío Villegas y Patricia Durán.
Algunos de sus libros publicados son: Memoria del agua (1973); Luna de ciegos (1975); Los ladrones nocturnos (1977); Señal de cuervos (1979); Fabulario real (1980); Antología poética (1983); País secreto (1987); Ciudadano de la noche (1989); Luna de ciegos -antología- (1990); Pavana con el diablo (1990); Prosa reunida (1993), Lugar de apariciones (2000); Los cinco entierros de Pessoa (2001) y Arenga del que sueña (2002), Cartografía memoria (ensayos en torno a la poesía) (2003), Esa maldita costumbre de morir (novela, 2003); Diccionario de anarquistas de emergencia, junto con Ivan Darío Álvarez (2008) y Testamentos (poesía, 2008). Recibió el Premio Nacional de Poesía 2004 del Ministerio de Cultura; el Premio por reconocimiento José Lezama Lima, otorgado por Casa de las Américas, en La Habana, Cuba, en 2007 y el Premio Poetas del Mundo Latino Víctor Sandoval, en México, en el mismo año.
lunes, abril 13, 2009
Francisco García Bazán
presentación de la revista EL HILO DE ARIADNA.
Francisco García Bazán
Judas. Evangelio y Biografía
sigamos enamoradas
Wilhelm Wundt
DI
PSICOLOGIA
§ 1. - Compito della psicologia.
1. Due sono le definizioni della psicologia, che predominano nella storia di questa scienza. Secondo l'una, la psicologia è "la scienza dell'anima": i processi psichici sono considerati come fenomeni dai quali si debba conchiudere all'esistenza di una sostanza metafisica, l'anima. Secondo l'altra definizione, la psicologia è "la scienza dell'esperienza interna", e però i processi psichici fanno parte di uno speciale ordine di esperienza, il quale si distingue senz'altro per ciò, che i suoi oggetti spettano all'"introspezione" o, come anche si dice in contrapposto alla cognizione ottenuta mediante i sensi esterni, spettano al senso interno.
Nè l'una nè l'altra di queste definizioni risponde allo stato presente della scienza. La prima, la definizione metafisica, corrisponde a uno stato, il quale per la psicologia è durato più a lungo che per gli altri campi del sapere. Ma anche la psicologia lo ha finalmente superato, da quando essa si è sviluppata in una disciplina empirica, che lavora con metodi propri, e dacchè le "scienze dello spirito"([1]) sono riconosciute costituire un grande campo scientifico in contrapposto alle scienze della natura, il quale vuole a sua base generale una psicologia autonoma, indipendente da ogni teoria metafisica.
La seconda definizione, l'empirica, la quale vede nella psicologia una "scienza-dell'esperienza interna", è insufficiente, perchè può far nascere l'equivoco, che la psicologia abbia ad occuparsi d'oggetti, i quali siano generalmente diversi da quelli della così detta esperienza esterna. Ora è certo che si danno contenuti dell'esperienza, i quali cadono solo sotto la ricerca psicologica, sì che non hanno riscontro cogli oggetti e processi di quella esperienza, di cui tratta la scienza della natura: tali sono i nostri sentimenti, l'emozioni, le risoluzioni del volere. D'altra parte non v'è alcuno speciale fenomeno naturale, il quale sotto un diverso punto di veduta, non possa essere anche oggetto della ricerca psicologica. Una pietra, una pianta, un suono, un raggio di luce, sono, come fenomeni naturali, oggetti della mineralogia, della botanica, della fisica, ecc. Ma in quanto questi fenomeni naturali destano in noi rappresentazioni, sono insieme oggetti della psicologia, la quale cerca dare ragione così della formazione di queste rappresentazioni e del rapporto loro con altre rappresentazioni, come dei processi che non si riferiscono ad oggetti esterni, cioè dei sentimenti e dei movimenti del volere. Un "senso interno", il quale, come organo della conoscenza psichica, possa essere contrapposto ai sensi esterni come organi della conoscenza della natura, non esiste affatto. Coll'aiuto dei sensi esterni sorgono tanto le rappresentazioni, delle quali la psicologia cerca indagare la proprietà, quanto quelle, dalle quali parte lo studio della natura; e le eccitazioni soggettive che rimangono estranee alla cognizione naturale delle cose, cioè i sentimenti, l'emozioni e gli atti volitivi, non sono a noi date per mezzo di speciali organi percettivi, ma si collegano in noi immediatamente e inseparabilmente colle rappresentazioni che si riferiscono ad oggetti esterni.
2. Da quanto si è detto, risulta che le espressioni: esperienza interna ed esterna, non indicano due cose diverse, ma solo due punti di vista diversi, dei quali noi usiamo nella cognizione e nella trattazione scientifica dell'esperienza in sè unica. Questi punti di vista diversi hanno la loro origine nello scindersi immediato di ogni esperienza in due fattori: in un contenuto, che ci è dato, e nella nostra cognizione di questo contenuto. Il primo di questi fattori chiamiamo gli oggetti dell'esperienza; il secondo diciamo soggetto conoscente. Donde due vie si svolgono per lo studio dell'esperienza. L'una è quella della scienza naturale, che considera gli oggetti dell'esperienza nella loro natura, pensata indipendentemente dal soggetto; l'altra è quella della psicologia; essa investiga l'intero contenuto dell'esperienza nella sua relazione col soggetto e nelle qualità, che sono immediatamente attribuite ad esso dal soggetto. In base a ciò il punto di vista della scienza naturale, essendo solo possibile mediante l'astrazione del fattore soggettivo contenuto in ogni reale esperienza, può anche essere designato come quello dell'esperienza mediata mentre il punto di vista psicologico, il quale annulla quell'astrazione e i suoi effetti, può essere detto dell'esperienza immediata.

3. Il còmpito che così deriva alla psicologia come ad una scienza empirica generale, coordinata e complementare alla scienza della natura, è confermato dal significato di tutte le scienze dello spirito, alle quali la psicologia serve di fondamento. Tutte queste scienze, filologia, storia, politica, sociologia hanno per loro contenuto l'esperienza immediata, come essa viene determinata dall'azione reciproca degli oggetti e dei soggetti conoscenti e operanti. Queste scienze dello spirito non si servono quindi delle astrazioni e degli ipotetici concetti sussidiati della scienza della natura; ma le rappresentazioni oggettive e i moti soggettivi che le accompagnano, hanno per esse il valore di una realtà immediata ed esse cercano spiegare le singole parti costituenti questa realtà mediante la loro reciproca connessione. Questo procedimento dell'interpretazione psicologica, proprio delle singole scienze dello spirito, deve essere anche il procedimento della stessa psicologia, perchè anche qui è richiesto dallo stesso suo oggetto, cioè dall'immediata realtà dell'esperienza.
3a. Alla scienza naturale, che indaga il contenuto dell'esperienza facendo astrazione dal soggetto conoscente, si suole assegnare come còmpito anche la "conoscenza del mondo esterno", dove la parola, mondo esterno, indica tutto il complesso degli oggetti che a noi è dato conoscere. In modo corrispondente si volle talora definire la psicologia: "l'autoconoscenza del soggetto". Ma questa definizione è insufficiente, perchè al dominio della psicologia, oltre le qualità di ogni soggetto, appartengono pure i rapporti reciproci del soggetto col mondo esterno e cogli altri soggetti simili. Inoltre questa definizione può facilmente dare a credere che soggetto e mondo esterno siano parti separabili dell'esperienza, o almeno possano essere divisi in contenuti di coscienza reciprocamente indipendenti; mentre all'opposto l'esperienza esterna rimane legata alle funzioni percettive e conoscitive del soggetto, e l'esperienza interna racchiude le rappresentazioni del mondo esterno come parte di essa immutabile. Donde necessariamente deriva che l'esperienza non è davvero una semplice giustapposizione di diversi dominii, ma un tutto unico che in ognuna delle sue parti presuppone così il soggetto che apprende i contenuti dell'esperienza, come gli oggetti che sono dati al soggetto quali contenuti dall'esperienza. E però anche la scienza della natura non può interamente astrarre dal soggetto conoscente, ma solo da quelle qualità di esso, che, o come i sentimenti, svaniscono, tosto che si fa astrazione del soggetto, o come le qualità delle sensazioni, devono, in base alle ricerche della fisica, essere ascritte al soggetto. La psicologia ha invece per proprio oggetto l'intero contenuto della coscienza nella sua costituzione immediata.
Se ora la ragione ultima per la distinzione delle scienze naturali dalla psicologia e dalle scienze dello spirito, può solo essere cercata nel fatto che ogni esperienza contiene come fattori, un contenuto oggettivo dato e un soggetto conoscente; si comprende senz'altro non essere necessario che quella distinzione presupponga una logica determinazione dei due fattori. Infatti è evidente che una tale determinazione è solo possibile in base alle ricerche delle scienze naturali e della psicologia, e però in nessun caso essa può precedere questa ricerca. L'unica premessa sin dal principio in commune così alla scienza naturale come alla psicologia, sta piuttosto nella coscienza, accompagnante ogni esperienza, che da questa oggetti sono dati ad un soggetto; senza che però si possa con ciò parlare di una conoscenza delle condizioni che stanno a base di questa distinzione tra soggetto e oggetto, o di determinati caratteri pei quali un fattore si distingue dall'altro. Anche l'espressioni soggetto e oggetto si devono dunque in questo rapporto considerare solo come un'anticipazione per la quale distinzioni che appartengono a una riflessione logica già compiuta, vengono applicate allo stadio dell'esperienza originaria.
Per quanto si è detto, le interpretazioni dell'esperienza secondo la scienza naturale e la psicologia si integrano a vicenda, non solo perchè la prima considera gli oggetti astraendo il più possibile dal soggetto e la seconda invece si occupa della parte che prende il soggetto nella formazione dell'esperienza, ma anche nel senso che ambedue assumono una posizione diversa di fronte ad ogni singolo dato dell'esperienza. Poichè la scienza della natura cerca scoprire come gli oggetti sono costituiti senza alcun riguardo al soggetto, la conoscenza che essa ci offre è di natura mediata o concettuale, in luogo degli oggetti immediati dell'esperienza, sono ad essa sottoposti i concetti degli oggetti ai quali si giunge mediante l'astrazione degli elementi soggettivi delle rappresentazioni. Ma questa astrazione richiede anche sempre integrazioni ipotetiche della realtà. Infatti poichè l'analisi che la scienza naturale fa dell'esperienza, dimostra molte parti dell'esperienza, ad es. i contenuti della sensazione essere effetti soggettivi di processi oggettivi, quest'ultimi per la loro natura indipendente dal soggetto, non possono essere compresi nell'esperienza. E però si cerca di giungere ad essa mediante ipotetici concetti sulle proprietà oggettive della materia. Invece nella psicologia che studia il contenuto della coscienza nella sua piena realtà, cioè le rappresentazioni riferentisi agli oggetti insieme a tutti i moti soggettivi che le accompagnano, ci si presenta il modo di conoscere immediato o intuitivo; intuitivo nel senso più largo che nella moderna terminologia scientifica ha preso questo concetto, così che esso indica non più soltanto gl'immediati contenuti rappresentativi dei sensi esterni e principalmente del senso visivo, ma tutto il reale concreto in contrapposizione al pensato astratto e concettuale. La psicologia può mettere in luce la connessione dei dati dell'esperienza come si presenta realmente al soggetto soltanto coll'astenersi assolutamente da quelle astrazioni e da quei concetti ipotetici dei quali usano le scienze naturali. Per tanto se la scienza della natura e la psicologia sono ambedue scienze empirche nel senso che ambedue hanno per oggetto l'interpretazione della esperienza, cui considerano solo da diverso punto di vista, la psicologia, per la particolare natura del suo còmpito, è senza dubbio la scienza più strettamente empirica.
([1]) Scienze dello spirito. Questa espressione che più letteralmente traduce la tedesca: Geisteswissenschaften, corrisponde a quella più comune, ma forse meno precisa, di scienze morali (N.d.T.)
martes, marzo 31, 2009
Malatesta: Cuaderno del no hacer nada

No hacer nada requiere fortaleza,
los débiles sucumben sin trabajo,
lo inventan si escasea, no pueden con el ocio.
Por el contrario el que no hace nada resiste
todas las tentaciones que atañen al trabajo.
Entonces es llevado al borde del barranco
tal como Cristo, arrójate, tómalo todo, adórame.
Y en su desierto del no hacer
persiste adusto y pobre,
cultiva la gran fuerza del que sabe
cuál es su sitio y su destino entre los hombres.
No hacer nada requiere fortaleza,
su origen es el don y a su conocimiento
sólo acceden aquellos para el cual son llamados.
lunes, marzo 23, 2009
Hotel Quequén III

Tres libros que pertenecen a una misma saga o, mejor aun, que se
nuclean bajo un mismo nombre, el nombre de un hotel: Quequén.
No hay que desviarse del camino que evoca la palabra, porque un
hotel es donde se alberga a los pasajeros, a los viajantes amigos o
desconocidos, donde se ofrece hospitalidad al peregrino que llega
cansado y tiene más para dar que para recibir por el derrotero que
lo antecede y por el fin que persigue. Hubo dos volúmenes anteriores
intitulados de igual forma. Ambos fueron antologías: uno,
de poesía reciente; otro, de narrativa; los dos, de autores argentinos.
Esta vez, la cita sirve para retomar idéntico espíritu de reuni
ón, pero con una firme intención de franquear los límites de
nuestro país. En este tercer tomo, el hotel literario aloja a poetas
de Latinoamérica y conforma un recorte que termina por ajustarse
al dibujo del mosaico que le da nombre.
Veamos cómo está conformada esta selección que incluye un
poeta por cada país, a saber: Alejandro Nicotra, por Argentina;
Eduardo Mitre, por Bolivia; Juan Manuel Roca, por Colombia;
Rodrigo Soto, por Costa Rica: Sigfredo Ariel, por Cuba; Germán
Carrasco, por Chile; Edwin Madrid, por Ecuador; Gisela López,
por Guatemala; Marco Antonio Campos, por México; Danilo
López, por Nicaragua; Susy Delgado, por Paraguay; Miguel Ángel
Zapata, por Perú; Vanessa Droz, por Puerto Rico y, finalmente,
Silvia Guerra, por Uruguay. Catorce apellidos, catorce formas
poéticas heterogéneas, catorce vivencias del paisaje y la realidad
que se plasman inconmensurablemente, catorce diversidades que
habitan por única vez el mismo edificio de un libro.
CECILIA ROMANA
Santa Fe, febrero de 2009
domingo, marzo 08, 2009
Feliz Cumpleaños, Diego!!
es el cumpleaños de
Diego Bentivegna
pero es una semana jugosa:
8 de marzo, cumple Osvaldo Bossi
14 de marzo, cumple Mori Ponsowy
19 de marzo, cumple Rolo Albelo
y Carolina Esses
a todos:
Feliz Cumpleaños!!!!!!!!!!!!!!
jueves, febrero 05, 2009
Hotel Quequén III. Próximamente
MOSAICO POÉTICO LATINOAMERICANO
Diego Bentivegna. Próximamente
Poetas que integran este libro:
Mario Benedetti, Massimo Bocchiola, Antonella Anedda, Fabio Scotto, Anna Lamberti-Bocchoni, Tiziano Scarpa, Florinda Fusco, Tiziano Fratus.
Osvaldo Bossi. Tres
dejó caer el peso de un terrible deseo
sobre el más fuerte; ese
que tuerce el curso de los ríos
y hace del agua estancada una fuente
donde él se detendrá, se detendrá
una sola, una sola vez.
No sabe que te amo, que algo
la empuja a tu deidad, la hace salir
de sí y caer en tus brazos y volver
a salir y caer... Yo mismo la deseo.
Le doy un gran papel, un rostro
que la haría llorar. A mí me hace
llorar toda la noche.
Osvaldo Bossi. Ruego por el tornado
Solamente escucho su voz:
unas pocas nubes graves
que se alejan o se acercan
y enseguida chocan contra el oído.
No las palabras que me dice, sino la base
de ese pequeño y atolondrado
instrumento de música.
Para comprobarlo, apoyo mis dedos
sobre sus labios
como si fueran las aspas de un ventilador
(con ese peligro) o algo más raro todavía:
como si me zambullera en el mar, en pleno julio,
y él estuviera esperándome en la orilla
(el mismo short azul, la misma sonrisa
filosa e indulgente...)
Otras veces, en cambio, subo
hasta la terraza o abro, como si fuera un asmático
(pero no soy un asmático) la ventanilla de los autos
y pienso, pienso
en la perpetua ondulación de los árboles
que refresca la noche y relampaguea.
Aunque parezca una superstición.
El desvarío de un muchacho que, con sólo asomarse,
cae en el pozo más profundo.
viernes, enero 30, 2009
Ayer, lectura de Mercedes y Andi
http://www.youtube.com/watch?v=I4XJshioaSA
martes, enero 27, 2009
Mercedes Araujo y Andi Nachon
Poesía y Música
En los jardines de los museos de la ciudad se propone la oralidad de los nuevos poetas y su encuentro con la música en un ambiente natural. 6 funciones.
Música: SERGIO BULGAKOV
Poetas: MERCEDES ARAUJO - ANDI NACHÓN
Jueves 29 de enero 19.30 h
Museo José Hernández Av. del Libertador 2373
http://www.festivales.gob.ar/
Clasificados sigamos enamoradas: Vendo Notebook marca Pinamar.Capacidad 12 alfajores.Incluye mouse de frutas. ¡obvio!en la foto no se ve pero tiene instalado el outlook.
NotebookG. Cecilia Pallarés
lunes, enero 26, 2009
Konrad Lorenz. La enemistad entre generaciones
"Ninguna de nuestras lenguas occidentales posee un verbo para el nacimiento de algo enteramente nuevo."
"No hay gozo, por grande que sea, que no se vuelva rancio como consecuencia de la repetición constante. El hombre no comprende,…, que a los niveles más altos de felicidad accesibles para él solamente se puede llegar explorando el fenómeno del contraste."
"La función de toda doctrina consiste en explicarlo todo" -Wylie P. "El adoctrinamiento es, a mi modo de ver, el peor de todos los vicios mortales de la humanidad."
"El odio es la emoción más absolutamente embrutecedora de todas, ya que imposibilita toda comunicación, toda aceptación de la clase de información que podría tender a reducirlo. Por esto el odio es ciego, y por esto es tan peligrosamente propenso a la escalada."
"La tradición es a una cultura lo que el genoma es a una especie."
sábado, enero 24, 2009
Simposio anual de la Fundación Luis Chiozza
No me quedan sino palabras de agradecimiento para todos los miembros de la fundación.
Dos días de fiesta intelectual.
"Nuestro destino es la acumulación de días, mayormente equivocados..." dijo Chiozza como al pasar. Esas, y el resto de sus palabras, justifican una gran parte mi vida: esos otros días.
viernes, enero 23, 2009
Mi maestro de piano
Anoche, otra vez la misma canción. Otra vez, en el estadio, lloré. Anoche otra vez lloré, pero por motivos diferentes –siempre hay un motivo, le dije ayer a Ce-, no sé, en algún punto era ambivalente, doloroso, satisfactorio: habían pasado20 años –redondeando, digo-. Y él es otro, y yo también, el guitarrista debería cortarse el pelo, y el baterista ya no puede usar su ropa de motoquero, y ahora yo me animo a tocar el piano delante de otros, aunque nunca pude ser Martha Argerich. Y él es el mismo y yo también, porque algo nos queda, algo, aunque no sepamos bien qué, algo que nos permite reconocernos: Hola, soy la misma que juntó el botón del suelo. Hola soy el mismo que antes hacía un escándalo si el sonido no estaba a su gusto o si el agua mineral no era francesa. En un momento, una puerta me permitió pasar al vip, el tipo de seguridad gritó: “vuelvan a la popular”. Y yo sonreí: “nadie puede contra la popular cuando pasa la valla, voy a estar cerca de las cosas que me interesan”. Quiso empujar, y por un segundo, me salió la camorrera de adentro, iba a tomar al patovica de la remera, tuve ganas de pegarle, pero me arrepentí, y di dos pasos adelante: “parar a uno no me hace avanzar”. Si un hombre puede sentarse delante de un piano y tocar durante 55 años la misma canción, yo puedo creer que hay penas que valen la pena. Me di cuenta, de pronto, que en mí aún vivo un gran acto de fe.
viernes, enero 16, 2009
Lo que va de sigamos...

Hotel Quequén II. Narrativa. Uhart, Guzman, Peyceré, +.
Hotel Quequén. Poesía. Cucurto, Casas, Alemián, Nachon, +.
Judas. Evangelio y biografía. Ensayo. Francisco García Bazán.

Entrevero. Poesía. Susana Cella.
La Ciudad de los Tísicos. Narrativa. Abraham Valdelomar.
Formación Hospitalaria. Poesía. Marina Serrano.

Paisaje Oblicuo. Ensayo. Diego Bentivegna.
La diástasis de las Tibias Largas. Poesía. Marina Serrano.
Ruego por el Tornado. Tres. Poesía. Osvaldo Bossi

El Cielo Tácito. Poesía. Ana Lafferranderie.
Dinamarca. Poesía. Elba Serafini.
Esto es lo que va de Sigamos... y lo podés conseguir en:
- Cúspide Libros: http://www.cuspide.com/
- Giraud Libros: Av. Coronel Díaz 1492
- Fedro: http://www.fedrosantelmo.com.ar/
- Norte: http://www.librosnorte.com.ar/
- Del Marmol: www.libreriadelmarmol.com.ar
- El Astillero: www.libreriaelastillero.com
- El Rincón del Anticuario: rincondelanticuario@ciudad.com.ar
- Guadiana (libros de religión): www.loslibrosdereligion.blogspot.com
á
lunes, enero 12, 2009
Subsidios a las editoriales
Roland Barthes
miércoles, diciembre 24, 2008
Navidad, Navidad
III 1. Y la anciana, acompañada de José, llegó a la caverna, cuando el sol se había puesto ya. Y penetraron en la caverna, y vieron que todo faltaba allí, pero que el recinto estaba alumbrado por luces más bellas que las de todos los candelabros y las de todas las lámparas, y más intensas que la claridad del sol. Y el niño, a quien María había envuelto en pañales, mamaba la leche de su madre. Y, cuando ésta acabó de darle le pecho, lo depositó en el pesebre que en la caverna había.
2. Y la anciana dijo a Santa María: ¿Eres la madre de este recién nacido? Y Santa María dijo: Sí. Y la anciana dijo: No te pareces a (las demás) hijas de Eva. Y Santa María dijo: Como mi hijo es incomparable entre los niños, así su madre es incomparable entre las mujeres... Y la anciana respondió en estos términos: Oh, señora, yo vine sin segunda intención, para obtener una recompensa. Nuestra Señora Santa María le dijo: Pon tu mano sobre el niño. Y ella la puso, y al punto quedó curada. Y salió diciendo: Seré la esclava y la sierva de este niño durante todos los días de mi vida.
Sigamos Enamoradas les desea a todos:
amados, no-conocidos, lectores, poetas, recolectores, aficionados al aeromodelismo, ex-fanáticos de las radiollamadas, recordados, amigos, emprendedores, cristianos, compañeros de duelo, derrotados, soñadores, dulces, dedicados,vagos, y demás amores...
Feliz Navidad
y no se olviden: Navidad no es una despedida de soltero, ni una tortura.
jueves, diciembre 18, 2008
Alejandro Mendez Casariego. Feliz Cumple
(circa 600 dc)
En caso de haber descubierto la rueda
hubiéramos dispuesto de todo
lo que ella mueve
y la distancia, ese horizonte tan extenso
como algunas de nuestras vidas
hubiera sido, tal vez, aquella cosa imaginaria
que nuestros pasos en la bruma azulada
nunca hubieran tejido.
Pero qué historia pudo haber imaginado
el rodante
el que lleva su sueño cuesta abajo
por un envión extraño, no por el tranco;
por un declive o tracción,
no por la sangre,
la tensión de muslos,
o la sabia flexión de los cartílagos;
por un ingenio de la física,
no por fatiga, dolor, conocimiento
de la pendiente que resiste nuestros pasos
y determina
lo que no puede ser.
Hubiéramos llegado a destino
sin saber muy bien que cosa
nos trajo – y cómo –
hasta este lugar.
Alejandro Mendez Casariego
Como sigamos no es una muchacha cabalera, por anticipado:
Feliz Cumpleaños Ale!!
and Happy New Year, and Happy meals, and Happy noviazgo, and...
que cumplas muchos más!
martes, diciembre 16, 2008
de "La diástasis de las tibias largas"
A Cecilia Romana
y Mercedes Araujo,
mis amigas.
Nos vamos del campo
todo queda tan abierto como cuando llegamos
sólo hay que pasar el guardaganado
para entrar, y volver a cruzarlo para salir.
La casa queda sola y al alejarnos
se ve el monte, luego
la mancha oscura adquiere significado
debido a nuestra interpretación.
Al despedirnos, las cosas no se inquietan
el viento no cambia,
ni un solo animal altera su rutina.
BACK TO BUENOS AIRES
To Cecilia Romana and
Mercedes Araujo,
friends.
everything is left open as when we arrive
we only have to cross the cattleguard
to enter, and then, leave.
The house is left solitary
and
while going away
due to our interpretation,
the dark stain begins to make sense.
things remain still,
the wind, unchanged,
no single animal can alter its routine.
REGRESO A BUENOS AIRES II
Escuchamos a nuestra chica
Liliana Herrero nos emociona,
la camioneta sobre la ruta enfrenta la noche,
el retrovisor aún está teñido de rojo.
Bajo la curvatura del techo, el frío
que transmiten los vidrios, la chapa
atraviesa los burletes y encierra un duelo.
La pregunta es: ¿volveremos
a ser felices?
por supuesto que no,
preferimos permanecer abrazadas
cada una
al ataúd de su propio silencio.
Escuché una inspiración húmeda
y acaricié la cara mojada,
apretar una mano puede ser insuficiente.
BACK TO BUENOS AIRES II
We listen to our singer.
Liliana Herrero.
We are thrilled by her voice,
ute on the road faces the night
the rearview mirror is still red-dyed.
Under the radius of the curvature, the car ceiling,
cold air penetrates through the windows,
the sheet metal
goes through the draught excluders
and encloses a mourning.
The question is: will we recover happiness?
of course not,
we prefer to stay embraced
-each of us-
to the coffin of one.s own silence.
I heard the noise of a deep humid inhalation
and touched the wet face,
hold a hand can be scanty.
lunes, diciembre 15, 2008
Algo acerca de Borges. Algo de Diego Bentivegna
POR UNA CONCEPCIÓN QUEBRADA DE LECTURA
Uno de los puntos centrales en los que se manifiesta lo heterogéneo del tiempo en los escritos de Borges es en el desmontaje de la noción de contemporaneidad. Así, la mera coincidencia en el tiempo parece no ser suficiente como para afirmar la contemporaneidad de dos sucesos. Leemos al respecto en «Nueva refutación del tiempo»:
Niego, en un número elevado de casos, lo sucesivo; niego,
en un número elevado de casos, lo contemporáneo también.
El amante que piensa Mientras yo estaba tan feliz
pensando en la fidelidad de mi amor, ella me engañaba,
se engaña: si cada estado que vivimos es absoluto, esa felicidad
no fue contemporánea de esa traición; el descubrimiento
de esa traición es un estado más, inapto para modificar
los «anteriores», aunque no a su recuerdo. La desventura
real no es más real que la dicha pretérita. Busco
un ejemplo más concreto. A principio de 1824, el capitán
Isidoro Suárez, a la cabeza de un escuadrón de Húsares
del Perú, decidió la victoria de Junín; a principios de agosto
de 1824, De Quincey publicó una diatriba contra Wilhelm
Meisters Lehrjahre; tales hechos no fueron contemporáneos,
ya que los dos hombres murieron, aquél en la ciudad
de Montevideo; éste en Edimburgo, sin saber nada el uno
del otro…66.
La temporalidad diferencial que Borges postula en este fragmento es análoga a la Ungleichzeitigkeiten que, en esos mismos años, se encontraba en estado de elaboración en los escritos de Ernst Bloch y que está en la base de muchos de los desarrollos de la crítica materialista de la cultura más cercana a nosotros. La refutación del tiempo no conduce, en Borges, a la negación de la historia, sino a la diferenciación de las temporalidades en términos de autonomía y de irreductibilidad. En última instancia, para Borges, «cada instante es autónomo», on lo cual se niega, por un lado, la idea misma de contemporaneidad, así como la sucesión lineal de temporalidad. La historia, en todo caso, no es una mera sucesión temporal, sino el producto de una serie de segmentaciones y de quiebres temporales.

Schlemihl http://diegobenti.blogspot.com/
martes, diciembre 09, 2008
Rencores de Provincia

El Régimen de Fomento a la Producción Literaria Nacional, del Fondo Nacional de las Artes, es seguramente el concurso literario más prestigioso a nivel nacional e institucional, por su continuidad y por las características de su organización, por el monto de los premios, los jurados que cambian en cada ocasión y la nómina de los premiados a lo largo de sus ediciones.
En el año 2007, en el género novela, el primer premio fue otorgado al santafesino Carlos Bernatek, por su obra "Dónde están los pájaros del año pasado", actuando como jurado Angélica Gorodischer, Claudia Piñeiro y Pablo Ramos. En el género poesía, el premio fue para Fernando Molle, por su "Del libro", y en el género cuento, Vanesa Guerra, por "La sombra del animal".
La novela premiada de Bernatek ahora rebautizada por el autor como "Rencores de provincia"- es una novela doble, o de dos nouvelles encabalgadas que discurren paralelamente hacia un destino común. Una es la historia de Selva y otra la de Poli, sus protagonistas. Los capítulos se suceden alternativamente en el desarrollo de ambos argumentos. Existen dos itinerarios: Selva llega al mar y Poli a un pueblo de provincia. Los dos son forasteros y cada uno carga con la huella de su pasado a cuestas. Selva es joven y virgen, una perpetua empleada reemplazante de escasa jerarquía que atisba una posibilidad diversa en el trabajo que le ofrecen en la costa. Poli ha descubierto la infidelidad de su mujer, se separa e inicia un periplo que lo lleva a Danel, una curiosa localidad de la pampa gringa santafesina (que ya aparecía en "Rutas argentinas", anterior novela de Bernatek), en un progresivo desprendimiento de su vida anterior. Los sucesos que se abren para cada uno de ellos, en estos renovados escenarios que auguran cambios, estarán sin embargo signados por el pasado de los personajes.
Así opera un desembarco casi ingenuo de los protagonistas que irán imbricando sus vidas con personajes locales como partes de una geografía estática. Las situaciones irán produciendo sucesos cómicos o trágicos que derivan, finalmente en una tonalidad cercana al policial negro. Como en dicho género, el texto no pretende la intriga ni la develación de misterios: el crescendo dramático no construye el argumento hacia un desenlace, aunque este exista. El acento está puesto en esa progresiva concatenación de hechos que va modificando profundamente a los protagonistas hasta envolverlos en sus oscuridades más intensas.
Pese a estas empatías, el tono y la estética de los relatos difiere deliberadamente, marcando la diversidad en las voces narrativas. De este modo, el texto dual procura enlazar en la alternancia de esos discursos, un parentesco argumental (lo que les ocurre a los personajes), a través de dos construcciones autónomas. La proximidad, el acercamiento final de las historias, como corolario, está planteada como una dilución sutil de Selva y Poli en el sino de sus periplos.
"Rencores de provincia" deviene así contracara sombría de los "Recuerdos..." de Sarmiento. Aquí no hay espacio ni oxígeno suficientes para la piedad o la indulgencia; el pasado, antes que nostalgia evocativa o amenidad condescendiente, opera en "Rencores..." como la etiología de los males del presente. Sin impedir el humor, la parodia, el erotismo o la ironía, "Rencores de provincia" discurre a un ritmo intenso e impiadoso.
http://www.ellitoral.com/index.php/diarios/2008/07/05/opinion/OPIN-02.html
http://www.lacapital.com.ar/ed_senales/2008/11/edicion_5/contenidos/noticia_5060.html
http://www.adrianahidalgo.com/vernota.php?ID=429
viernes, diciembre 05, 2008
Estación Quequén

El Club Social y Deportivo Estación Quequén fue fundado el 18 de octubre de 1969 tras la fusión entre el Club Juventud Unida y el Club Progresista ambas instituciones arraigadas en el barrio de la estación de trenes Quequén, provincia de Buenos Aires, Argentina.
lunes, diciembre 01, 2008
Daniel Chirom
1 de diciembre de 2008
* * *
Adiós a Daniel Chirom,
poeta, editor y amigo de todos los escritores
Antes de lo previsto, en su plenitud como poeta y como hombre, falleció en Buenos Aires –la misma ciudad donde nació y vivió y escribió- nuestro querido amigo Daniel Chirom, socio fundador de la SEA, infatigable emprendedor cultural. Pasó por el mundo del Derecho, por el Periodismo y la Política, pero su reino, desde su misma infancia, fue la Poesía. Era un poeta suave, íntimo, nunca exasperado. Un dandy tristón que conocimos, jamás rebajado a la crítica fácil ni a la maledicencia. Como su Perla, su madre –otra gran promotora y animadora cultural- heredó de sus ancestros, judíos porteños, un amor sin concesiones por esta ciudad de Buenos Aires, por su gente y sus modos, por su inasible espíritu. Daniel apoyó con fuerzas, desde un primer momento, la lucha por la Pensión del Escritor. No la iba a necesitar él. No lo hacía pensando en sí mismo. Lo hacía como un acto de entrega, conciente, hacia la raza y la comunidad de los Escritores. Él vio morir olvidados, ignorados, pobres, dignísimos, a grandes escritores y amigos como Mario Morales, como Antonio Di Benedetto, como el griego Zunino. Y siempre ayudó en lo que pudo. Y siempre estuvo allí. Una de las mejores noticias que tuvo, en sus últimos días, fue enterarse de que el Reconocimiento a la Actividad Literaria en la ciudad de Buenos Aires, ya tenía un dictamen favorable de la comisión de Cultura y estaba avanzando hacia su tratamiento en la Legislatura. El resto de esta historia se la contarán los ángeles, en el Cielo de nuestra memoria que lo abrigará por siempre. Decía Tuñón que él era “triste y cordial, como un legítimo argentino”. Daniel Chirom era triste y cordial como un legítimo escritor, como un legítimo artista, de esta ingrata ciudad de Buenos Aires. Muchos poemas escribió Daniel. Pero tal vez “el poema” sea éste que le dedicó a su madre, Perla Chirom, y que sirve de epitafio para ambos:
Miras en el espejo la sombra vana de una máscara,
ésa que fue tu rostro y ahora es sólo un ojo despierto.
El viento cantó,
las campanas anochecieron
y hoy tiendes la mano hacia un fantasma
que fue tu madre, Perla,
un nombre perdido entre otros nombres.
No fue tuya, no fue de nadie,
las palabras que te dijo no existieron
pero sí sus voces, los atardeceres
y esa manía que aún posees
de mirar el vacío y ver un cielo.
Siempre estuviste solo,
nunca besaste sus labios,
nadie te abandonó en la tierra.

